Il sole nero di Zeda

e il premio Simonetta Lamberti
ltre la galassia più lontana, oltre i confini dell’universo conosciuto, più lontano dell’immaginazione stessa, si trova un piccolo pianeta, forse grande un poco meno della Terra: il pianeta Zeda.
Questo pianeta ruota da solo attorno al suo sole, un sole particolare perché i raggi anziché rischiarare, oscurano. Sono raggi caldi e neri che lasciano vedere solo i contorni delle cose.
Non si sa se gli abitanti di quel posto gli avessero dato un nome, lo amassero o avessero paura, ma per tutti era il sole nero di Zeda.
Di notte, la debole luce delle stelle lasciava appena intravedere delle forme confuse o meglio delle ombre, difficili da capire per gli abitanti di Zeda che non riuscivano certo a orientarsi in quello strano grigiore e certamente non volevano uscire dalle loro abitazioni.
Di giorno, il sorgere del sole nero era accompagnato da un piacevole vento caldo e dai riflessi dorati che evidenziavano perfettamente i contorni degli oggetti, delle strade, degli alberi, come delle persone. Poi, lentamente, il sole saliva nel cielo e si presentava nel suo splendore come un disco completamente nero circondato da un sottile anello di colore oro brillante.
Era uno strano modo di vedere, però molto semplice, non c’erano i colori e non c’erano nemmeno le sfumature di un unico colore, si vedevano solo i contorni, i contorni dorati di tutte le cose.

vedi la sinossi

Il cuore

del sole nero

Un test semi serio, nell’ultima pagina del libro, rappresenta l’indizio per una lettura diversa del racconto, un senso esistenziale che può essere condiviso o meno ma non può restare ignorato.
Nel lavoro come medico ti confronti ogni giorno con situazioni difficili, ti misuri con risorse limitate e sofferenze di ogni genere. Non mi piace pensare alle cose che non vanno più di quanto sia necessario per tentare di risolverle. Denunce generiche su situazioni molto complesse in genere aumentano solo la sfiducia, la paura e solitamente penalizzano le parti più deboli di un sistema.
Penso che una persona felice e in equilibrio con sé stessa, non ama vedere soffrire un suo simile, non ama la sofferenza in generale neanche quella degli ipotetici nemici. Oggi i media espongono prevalentemente il dolore del mondo e il lato torbido, allontanandosi dai fatti per cedere alle emozioni più cupe, però hanno seguito, vendono! Quindi piacciono e questo indica scarsa felicità per l’individuo e scarsa salute per una società.
Quando scrivo, voglio pensare alle soluzioni e non ai problemi, a uno svago, a trasmettere una speranza o un sogno, a un momento di pausa per recuperare forza.
Se guardo gli amici, i colleghi e molta gente attorno a me, non posso parlare di composta rassegnazione, ma di forte rassegnazione, come è generalmente forte la gente che ogni giorno si alza per fare semplicemente al meglio il proprio dovere. A volte è giusto rassegnarsi, è una reazione umana equilibrata per non disperdere inutilmente energie e tempo, ma c’è un rischio ed è proprio questo che non va sottovalutato. In psichiatria si usa un termine che ha risvolti pratici in situazioni drammatiche: riduzione della dissonanza affettiva, dai più conosciuta come sindrome di Stoccolma. In parole semplici è quel meccanismo che scatta nella mente della persona sequestrata, privata ingiustamente della sua libertà di muoversi, di determinarsi, ma anche di esistere in vita. Di fronte a questa profonda ingiustizia la rabbia può lasciare il posto a una strana forma di rassegnazione nella quale il sequestrato collude con il sequestratore, prendendone addirittura le difese. La rabbia è un’emozione etica, propulsiva perché spinge a un’azione che tende a riparare un’ingiustizia, però, nessun essere vivente, dalla cavia di un laboratorio a un uomo, può tollerare emozioni così dirompenti per lungo tempo.
Una persona può essere costretta a molti compromessi ma deve rimanere libera, libera dentro, libera di vedere, di distinguere e di poter dire cosa è dritto e cosa è storto. È questa libertà la piccola fiamma che non può spegnersi per garantire un futuro ai nostri figli al nostro mondo.

Chi era Simonetta Lamberti ?

… è nel nome “ Città di Cava de’ Tirreni” che si ritrova il senso e l’essenza del Premio, che si inserisce tra le iniziative culturali di maggior pregio, e non solo cavesi, per la dimensione che ha travalicato i confini nazionali, per il numero dei partecipanti e per il coinvolgimento degli studenti… .

Vincenzo Servalli – Sindaco di Cava de’ Tirreni


In occasione della XX edizione della Giornata della memoria e dell’impegno, per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie, l’associazione L’Iride, nell’ambito della narrativa edita, istituisce il “Premio speciale a Simonetta Lamberti”, diretto ad opere che affrontano il tema delle vittime della criminalità organizzata.

Il 29 settembre 2018 al Marte la XXXV edizione del Premio letterario Città di Cava de’ Tirreni.

Duecentoquarantuno opere in gara di cui centocinque romanzi editi, inviati dalle case editrici o dagli stessi autori, hanno caratterizzato l’edizione 2018 del Concorso organizzato dall’Associazione L’IRIDE.

La Giuria, composta dalla presidente dell’Associazione Maria Gabriella Alfano, dai docenti Alfonso Amendola, Maria Olmina D’Arienzo, Fabio Dainotti, Claudia Imbimbo e dalla giornalista Concita De Luca.
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Alle 10:00 presso la Sala del Consiglio del Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni, l’anteprima del Premio Simonetta Lamberti, dedicato alla narrativa per ragazzi. Parteciperanno dirigenti, docenti e studenti degli istituti superiori della città di Cava.
Dopo i saluti del Sindaco Vincenzo Servalli saranno ricordati, attraverso filmati e testimonianze dei familiari, i tragici momenti del 29 maggio 1982 in cui la giovanissima Simonetta fu uccisa per mano della camorra.
Seguirà l’incontro con Carlo Antonelli che con “Il sole nero di Zeda” (Ed. Del Faro) ha vinto il premio della narrativa per ragazzi.
Molto attesa la proiezione dei book trailer dei libri vincitori realizzati dagli studenti e dell’esibizione dell’orchestra da camera del liceo musicale Galdi- De Filippis. Condurrà la giornalista Imma Della Corte. 
Alle 18:00, presso la Mediateca Marte, il gran gala della premiazione che inizierà con i saluti del Sindaco di Cava Vincenzo Servalli.
Seguiranno la lettura delle opere curata dall’attore Giuseppe Basta e gli interventi di Alfonso Amendola, Maria Olmina D’Arienzo, Concita De Luca, Fabio Dainotti e Claudia Imbimbo, componenti della giuria. Ospite d’onore Renato Salvetti, scrittore, musicista, sound designer, che eseguirà brani di sua composizione.
Sono attesi autori da tutta Italia che avranno l’occasione per conoscere meglio Cava de’ Tirreni ed il suo territorio.

Da POSITAMO NEWS, a cura di Magrina Di Mauro

Premio Simonetta Lamberti

Per l’edizione 2018, oltre ai premi per la narrativa e la poesia, sono confermati il premio “Gelsomino D’Ambrosio” per la migliore copertina e quello “Simonetta Lamberti” per la migliore opera scritta per i ragazzi.
Concita De Luca - giornalista

Concita De Luca, giornalista

La Giuria

Si dice che non esistano libri per bambini e che i libri siano scritti sempre anche per gli adulti. “Il sole nero di Zeda” di Carlo Antonelli ne è la dimostrazione. E’ una fiaba moderna, fantascientifica e al tempo stesso attuale. Dietro la trama di un universo distopico, si cela la speranza di redenzione dell’umanità, la possibilità di una inversione di rotta, verso la vittoria dei valori universali che vanno al di là della logica dello sfruttamento delle risorse e degli egoismi individualistici. Originale e potente l’immagine – che resta nella mente anche al termine della lettura del libro – di un sole nero che illumina le cose solo nel loro contorno, come se la realtà fosse un unico grande disegno, un fumetto in movimento, una graphic novel in bianco e nero.

Concita De Luca

In edicola

“Il sole nero di Zeda” è una fiaba per piccoli e grandi, una storia di paure e suspense per vincere la paura, una storia per riunire persone e generazioni.